Spiritualità: Nel cuore della Trinità

Ogni spiritualitá autentica ha origine nella Trinitá, fonte di vita, di amore, di energia spirituale che si trasmette alle sue creature e in modo tutto speciale  alla persona umana.

Ogni dono viene dall´alto; lo Spirito di Dio riempie l´niverso com i suoi doni. La Chiesa é mossa dallo Spirito di Dio che distribuisce i suoi carismi com generositá a chi vuole e come vuole.

La Congregazione delle Suore Figlie di Sant Eusebio é um dono di Dio alla sua Chiesa, perché questa sia immagine dell´amore che Egli ha per tutti i suoi figli. Cosí i Fondatori della Congregazione, Padre Dario Bognetti e Madre Eusebia Arrigoni manifestarono ai poveri e ai piccoli la tenerezza e la misericórdia del Padre e vollero che le sorelle continuassero nel tempo questa missione.

Per questo vogliamo presentare l´icona della Santissima Trinitá per capire meglio questo dinamismo.

Tra tutte le ícone, la piú grande, profonda e artisticamente pregevole é quella della Trinitá di Andrej Rublev, la quale, a giudizio di molti, é um capolavoro di rara profonditá teologica, di bellezza incomparabile e di finissima ricchezza di simboli.



La Parola di Dio é il  fondamento dell´icona della Trinitá. Essa ci rimette a Genesi 18,1-10.

Il Signore appare ad Abramo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all´ingresso della tenda nell´ora piú calda  del giorno. Egli alzó gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall´ingresso della tenda e si prostró fino a terra, dicendo: “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere um pó d´acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l´albero. Permettete che vada a prendere um boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potete proseguire, perché é bem per questo che voi siete passati dal vostro servo”.

Quelli dissero: “Fa´  pure come hai detto”. Allora Abramo andó in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce”. All´armento corse lui stesso, Abramo, prese um vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettó a prepararlo. Prese latte fresco insieme com  il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Cosí, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l´albero, quell imangiarono. Poi gli dissero: “Dov`é Sara, tua moglie?” Rispose: “É lá nella tenda”. Il Signore riprese: “Torneró da te fra um anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrá um figlio”.

Andrej Rublev Studio attentamente Il texto del genesi: in alto si possono rilevare la tenda di Abramo, la quércia presso Mamré, la montagna. Sono lo sfondo storico, soggetto a diventare intensamente simbólico. Il vero quadro, peró, é quello Che racchiude i tre ospiti i quali indicano Le tre Persone divine. I tre non sono semplicemente persone che siedono vicine, ma costituiscono uma profonda  unitá. Rublev  non evoca solo la visita di Dio ad Abramo: intende esprimere la Trinitá.

Composizione geometrica, colori e simboli sono studiati per questo. Anche le aureole sono l´immagine della Trinitá, che “in tre persone, é l´única luce di tre soli”.

I volti sono giovanili: nessuno sembra piú anziano o piú giovane, perché in Dio non c´é um prima e un dopo, um ieri o um domani, ma solo um perenne oggi. Sono figure giovanili, e al medesimo tempo contengono la fortezza e l´attrazione di tutti e due i sessi, perché Dio non é né maschio né femmina: in Dio, Uno e Trino, le differenze non sono distrutte, ma unificate e completate.

Nell´icona della Trinitá i colori rivelano in modo speciale le idee ed esprimono dei simboli:

Il rosa-oro richiama il manto imperiale, il verde indica la vita, Il rosso l´amore sacrificato. Speciale significato há il blú: indica la divinitá e le veritá eterne.  É distribuito  a tutti e tre gli angeli: soffice, quasi d´argento, com svariate sfumature.

L´angelo di sinistra, nel cuale riconosciamo Dio Padre, porta la túnica di color blú, ma essa é quasi totalmente coperta dal manto regale. “Dio nessuno l´ha mai visto”, per questo l´angelocentrale, nel quale riconosciamo Dio Figlio, porta il manto blú: “Il Figlio l´ha rivelato”. O, come ha scritto san Paolo: “Egli abita in uma luce inaccessibile”, solo nel Figlio si fa visibile.  Anche l´angelo di destra, nel quale riconosciamo Dio Spirito Santo, pur vestendo di blú solo la tunica, la mostra peró in abbondanza, perché il suo ruolo é di “far comprendere  e ricordare la Parola”.





Il Padre siede com solennitá  sul suo trono. L´edificio sopra di lui e il bastone da pellegrino tenuto verticale in mano danno rilievo alla sua posizione eretta. Lo sguardo e il gesto della sua destra hanno um qualcosa di imperativo. Anche il vestito regale, oro e rosa, colori di alta classe, proclama che Egli é l´origine della divinitá e la sorgente della vita.









L´angelo del centro é la Parola dell´eterno Padre. Egli é uscito dal Padre e si é rivolto ora a lui in ascolto e in risposta. É tutto consenso. Il rosso intenso della sua tunica richiama la porpora degli imperatori bizantini, ma soprattutto l´amore prontissimo della sua obbedienza. Il manto blú proclama che in Gesú il Padre si é rivelato e si é fatto comprensibile anche ai nostri sensi. Alle sue spalle l´albero ricorda l´albero della vita del paradiso terrestre e La connessione con la croce: um´antica leggenda narra che la croce é stata tratta dal legno dell´albero del paradiso terrestre.








L´angelo di destra é in atteggiamento  di dedizione senza riserve, di infinita arrendevolezza e devozione. Il suo volto esprime consolazione e prontezza a collaborare. Lo Spirito Santo ostenta largamente il  blú per il suo ruolo di far comprendere. Il verde Del mantello parla della sua azione che “dá la vita” e “rinnova la faccia della terra”.





L´amore non ha permesso a Dio di restare solo. La felicitá della comunitá trinitaria doveva comunicarsi al di fuori; la vita divina doveva coinvolgere  altri esseri. Ma l´uomo ha conosciuto la storia della ribellione, delle tenebre e della morte. Dio Padre non puó tuttavia permettere che l´umanitá vada irrimediabilmente perduta. Dio vuole tutti gli uomini salvi!





La mano Del Padre, che indica il piatto del vitello offerto da Abramo, illumina com chiarezza e fermezza il suo piano.






Padre e Figlio si accordano. È allo stesso tempo comando e invito, ma anche espressione  dell´amore piá grande. Il Figlio dovrá “farsi uomo e stare in mezzo agli uomini”. Il Figlio lo capisce: il capo accenna a um inchino in perfetto accordo.










Solo il Figlio dovrá lasciare, per cosi dire, il cielo e scendere sulla terra? No; anche lo Spirito Santo scenderá con lui, “adombrerá la Vergine”, riempirá gli uomini per predisporli a credere e accettare il Redentore e cosí essere salvi e santi. Figlio e Spirito Santo sono in  piena collaborazione.












Anche lo Spirito Santo si fa silenzioso, tutto com il Padre e il Figlio. Acconsente e corrisponde com gratitudine.









Il bastone da Pellegrino che ogni angelo stringe in mano parla di questo piano di salvezza.  Dio si  é fatto Pellegrino in cerca dell´uomo peccatore. Tutta l´iniziativa é di Dio e cosi pure  l´esecuzione. Dio cerca l´uomo! In tutte le altre religioni naturali, é l´uomo bisognoso che annaspa nel buio in cerca di Dio, come há scritto sant´Agostino: “Il cuore umano é fatto per te, Signore, e non avrá pace fino a che non riposerá in te!”. Solo la religione rivelata assicura che é Dio per primo a carcare noi. Soltanto il Figlio diventa uomo, ma il piano é di tutti e Tre, e ognuno di essi vi há una parte specifica. I Tre sono qui in dialogo per esprimere questa storia d´amore.









Il piatto colmo del vitello offferto in cibo da Abramo é al centro di tutto il movimento circolare dell´insieme. Per i contemporanei di Rublev, il significato era chiaro: il banchetto di Abramo significava il banchetto eucarístico. La via della salvezza trova il suo momento culminante nel sacrifício. Il vassoio puó cosí bem chiamarsi cálice.








Il Figlio veste uma tunica  tutta rossa. Egli attuerá la missione mediante il sacrificio di se stesso: la vittima sará lui. Egli lo capisce. Il braccio  pesantemente appoggiato sul tavolo e l´espressione del volto velato di tristezza dicono che egli sa bene il prezzo del suo compito. Il bastone um pó pendente verso lo Spirito Santo é come uma richiesta di aiuto. Il capo si inchina verso il Padre, ma il resto del corpo (ginocchia, spalle, mani..) é rivolto verso lo Spirito Santo.







L´albero della vita attuerá la redenzione. É la croce. Giá sembra pronto a inchinarsi sulle spalle del Figlio per accoglierlo. La montagna e l´albero simboleggiano le creature del mondo minerale e vegetale e curvandosi anch´esse partecipano al movimento dello Spirito verso il Padre. E cosi pure la casa paterna che é aperta e accoglie questo movimento.




Il gruppo dei tre sembra affermare il cristocentrismo: Gesú al centro della storia della salvezza, come anche al centro della Trinitá. É infatti mediante la sua incarnazione che noi veniamo raccolti nell´unitá dalla dispersione e diventiamo il suo corpo: noi membra e lui capo. Nel Figlio noi diventiamo figli! Egli é quindi il Dio che incontriamo e che si fa “via” per riportarci nella comunione trinitária.







I commensali occupano tre dei quattro lati della mensa. Ne lasciano libero uno. Questo posto vuoto é la vocazione umana: Dio ha creato l´uomo e l´ha redento per chiamarlo nella sua gioia e farlo partecipe della sua vita.






C´é um único sacrifício di salvezza: quello del calvário, al quale siamo chiamati a partecipare.  Negli altari bizantini, um sacrario conteneva le reliquie dei martiri. Qui é dipinto sulla parete frontale della mensa, per indicare la collaborazione che Dio si aspetta da noi. Nella comunione trinitária si entra purificati dall´amore, dal dono di sé, come i martiri testimoniano. Santitá e prontezza ad amare fino al martirio sono condizioni ovvie e necessarie. Tutta la storia della salvezza  é um avvio all´unitá beata ed  eterna. Non siamo passivi e muti spettatori nel piano della salvezza,  ma parte viva del dialogo divino, e noi pure ci investiamo della missione trinitaria, fino ai confini della terra.
 







É lo Spirito Santo che in noi grida: “Abbá, Padre!” Nel Figlio, attraverso lo Spirito Santo, siamo ammessi veramente in quel movimento che conduce al Padre.







Siamo “membra di Cristo”: per Cristo, com Cristo e in Cristo, nell´unitá dello Spirito Santo, diamo al Padre ogni onore e gloria!
Entriamo nell´inno di ringraziamento che chiamiamo eucaristia e che ci fa sedere nel banchetto di Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo.


La contemplazione della Trinitá tramite questa  icona rivela il senso piú vivo della missione, descritta dal Concilio Vaticano II come piano trinitario di fare della comunitá divina e della comunitá umana uma sola famiglia. Il destino dell´uomo si impara in questa contemplazione, proprio come aveva pregato Gesú: “Padre, dove sono io, voglio che siano pure coloro che mi hai dato” (Gv 17,24). Aveva giá chiesto: “Padre, che siano tutti uno, come noi, affinché il mondo creda” (Gv17,21).

Leia também