Ricordando Juri


Ritorno al Padre
Chi era Juri ?

Juri piccolo
               Un ragazzo come tutti gli altri: spontaneo, normale nei rapporti. Cosciente del suo handicap fisico, non lo faceva pesare su nessuno. Diceva: “Per  me la croce è la mia testa…”. E chiedeva sempre al Signore: “Aiutami a portare la mia croce…”.
            Però è sempre stato un ragazzo gioviale. Stupiva il suo costante richiamo al Vangelo: desiderava conoscerlo sempre di più, lo applicava subito alla vita e, in ogni incontro, lo annunciava con vivacità e convinzione a tutti.
     Juri ha imparato a parlare cantando ed è partito da questo mondo benedicendo…

… i primi sintomi di calo fisico ...

Juri a scuola
            Verso fine novembre 2011, Juri comincia ad accusare una crescente fatica a camminare. Non dice niente, non si lamenta. Si attacca al corrimano e prova a fare ginnastica, come gli ha insegnato Chiara… Pian piano anche il braccio perde forza… e arriva il giorno in cui le gambe non lo sorreggono più. Non c’è altra alternativa che il letto… Si rivolge a suor Tiziana e le dice: “Adesso il povero di Calcutta sono io!”.
            Come fare per rallentare il processo della malattia e non costringerlo a rimanere permanentemente in camera? Lo si  sollecita in continuazione a muovere le gambe e lo si invita a fare il segno della croce, perché è la cosa a cui tiene di più... dai, Juri, prova a fare il segno della croce… prova ora a farlo con la sinistra…
              E’ il braccio che risponde meno…  A questo punto Juri chiede: “Posso benedire?”. “Certo che puoi benedire. Per il battesimo sei stato consacrato sacerdote…”.
            Da quel giorno comincia a benedire tutti quelli che passano: amici, sacerdoti... Lo fa con molta naturalezza. Gli viene spontaneo. Al gesto di benedizione aggiunge sempre una parola di incoraggiamento per tutti. 
            Si tenta di alzarlo e adagiarlo su una barella per portarlo in soggiorno… Perché non pensare a  una carrozzella ortopedica che gli consenta di vivere ancora in mezzo agli altri? Arriva il medico, lo visita e conclude: “Dobbiamo venirgli incontro, perché si infermerà sempre di più. E’ giusto che provvediamo alla carrozzella per dargli un po’ di sollievo… per quanto, purtroppo, la adopererà molto poco…”.
Juri confida alla sua amica Mariuccia, che chiama la mia tata: “Sono veramente preoccupato, perché vedo suor Tiziana angosciata…  Sai... non ce la faccio più a camminare, non riesco neppure a fare il segno della croce…”.
Juri non si smentisce mai: … è sempre attento agli altri, anche nella sofferenza!

… un itinerario di luce …

Juri con Papa Giovanni Paolo II a Oropa
Tutte le mattine, al risveglio, Juri dice a suor Tiziana: “Oggi sono contento, sento cantare nel mio cuore… “ e si mette a cantare a voce alta quello che sente dentro…
            Da sempre era solito dire: “Oggi sono contento e domani spero di esserlo ancora di più!”.  Una mattina la sorprende con queste parole: “Oggi è una giornata veramente bella! Questa notte ho visto il volto del Padre nel volto del Figlio, il volto del Figlio nel volto del Padre, il volto del Padre e del Figlio nel volto dello Spirito Santo! Che bello! Sono felice, ho una grande gioia dentro”.
            Chi gli dice queste cose? Tutti i giorni attende la visita della Madre e le chiede
il vangelo del giorno. Lo ascolta con attenzione, lo accoglie con gioia e subito lo vuole vive-re, senza alcun ragionamento.  Proprio come fanno i piccoli.
           Una mattina esce con questa domanda: “Tiziana, dici che mio fratello Marco verrà alla mia beatificazione? “Ma tu sai già che devi essere beatificato?”. “Sì!  Ma tu dici che verrà il mio Marco?”.  “Se sarà… e quando sarà… perché no? Anzi, deve essere orgoglioso di avere un fratello beato! … Può darsi che succeda. Quando uno viene beatificato,  si deve chiedere a tutti quelli che lo han-no conosciuto di dare una testimonianza, narrando quello che hanno vissuto di lui. Se dovesse capitare che chiedono a noi una testimonianza su di te, abbiamo tante cose belle da dire…”.
            Juri interrompe, assume un atteggia-mento di solennità, chiude gli occhi e scandisce ad alta voce: 
“Direte: … era malato! … era idrocefalo! … era povero tra i poveri! … era la pupilla degli occhi di Dio! …”.
            Più volte, nei suoi ultimi giorni, il discorso si concentra sulla beatificazione. Chiede sempre alla Madre: “Pensi che la mia beatificazione la faranno a Roma?”.  “Spetta al Papa decidere. Tu sei già stato in braccio a Paolo VI… quindi non si sa mai… può darsi che la tua beatificazione si faccia proprio a Roma”.
            Juri è contento. E a Gabriella, durante una sua visita, chiede: “Tu verrai alla mia beatificazione?”.  “Vorrei vedere che io non venga alla tua beatificazione!”.
            La mattina del 15 gennaio 2012, come di consueto la Madre passa da Juri, e lui: “Che vangelo c’è oggi?”.
            “Oggi la prima Lettura parla della vocazione di Samuele e il Vangelo presenta Giovanni Battista che proclama ai suoi discepoli: … ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo… Allora Andrea e Giovanni lo seguono e gli chiedono: Maestro, dove abiti? … Venite e vedrete! …” “Allora, oggi è la giornata della chiamata!”. “Sì, è la giornata della chiamata alla santità, alla beatitudine…”.
            Con impressionante serietà e preoccupazione,  Juri interrompe: “Temo di non farcela… ho paura di non arrivarci…”. “No Juri, non avere paura. Dai che ce la fai… noi preghiamo per te e ti aiutiamo. Vedrai che ci arriverai…”. Allora, d’improvviso, esclama: “… e quando sarò arrivato, si dirà: “Questi è il mio figlio amato: Juri Gastaldo Brac!”.
            Nel pomeriggio, durante la preghiera di Vespri, la Madre, secondo la promessa fatta, invita la comunità a pregare per il difficile passaggio di Juri. Tutte le sorelle si scuotono, nel timore di una sua partenza imminente… No, si tratta solo di aiutarlo seria-mente, così come seriamente Juri vive la difficoltà di questo passaggio.
            La mattina seguente gli chiede: “Juri, quando ti svegli al mattino, preghi? “… sempre, sempre prego. E sai per chi ho pregato questa mattina? Ho pregato per coloro che non lo amano… ho pregato per coloro che lo offendono…”.
            Una delle ultime mattine, suor Tiziana lo trova con le mani incrociate sul petto e si rivolge a lui: “Juri, non tenere le mani incrocia-te sul petto, poi non digerisci…”. “Sto abbracciando Gesù che è dentro di me! … Sai Tiziana, anche Gesù ha detto: “Se è possibile, passi da me questo calice…”.
            Suor Tiziana è turbata e addolorata: “E adesso che cosa vai a pensare?”. “Sì, ho anch’io la mia croce ed è pesante e chiedo al Signore: se è possibile… però non come voglio io… ma come vuole Lui…”. E resta in preghiera profonda…
            Durante l’ultima malattia, il sacrificio più grande per Juri è di non poter partecipare alla Messa. Ogni giorno attende, desidera e si prepara a ricevere la santa comunione e ringrazia sempre a lungo Gesù...
            Giovedì 1 marzo, è il giorno dell’avvio alla lectio divina mensile… Padre Giovanni va da  Juri e lo trova che canta con Gianni. Juri, salutandolo,  gli confida: “Sai, vado alla casa del Padre!”
            Il giorno seguente, dice: “Oggi mi sono risvegliato molto contento. Ringrazio Dio per il dono della vita. Ho un raggio di sole dentro il mio cuore…”. “Che cos’è questo raggio di sole?”. “ E’ Gesù!,  è Gesù dentro il mio cuore! … Ad ogni modo, nella mia vita grandi cose ha fatto il Signore per me!…”.
            E’ il suo Magnificat!. L’espressione “ad ogni modo”...  allude alla sua menoma-zione… alla sua malattia… Nulla ostacola  più il suo canto di lode!

… aspirazione al sacerdozio …

Juri con gli amici del reparto
            Juri sente parlare di padre Saverio. Esprime un desiderio: “Mi piacerebbe conoscerlo…”. Lo accompagnano da lui, prima del pellegrinaggio a Lourdes per la festa dell’11 febbraio 2012.  Al vederlo, subito gli chiede: “Di che congregazione sei?”. “Degli Oblati…”. “Cosa vuol dire essere ‘Oblati?”.  “Vuol dire donarsi a Dio e ai fratelli…”. “E’ una cosa che vivo pure io…  anch’io posso essere Oblato…”.
            Juri dopo il colloquio con padre Saverio confida a Giuseppe e a suor Tiziana: “Sono proprio contento dell’incontro con padre Saverio: mi ha assicurato che lui pregherà a Lourdes per me e mi porterà davanti alla Madonna e io pregherò qui dal mio letto”.
            Suor Tiziana testimonia: “… è vero: il richiamo alla vocazione lo accompagnava costantemente. L’aspirazione al sacerdozio era forte in lui.  Quante volte mi ha detto:  “Io andrei in seminario, ma poi chi mi porta all’altare? Come faccio da solo, che non riesco a camminare?”. “Non si tratta solo di andare all’altare,  tu puoi fare tante altre cose…”. “Allora io mi impegno a pregare per le vocazioni  ”.
            “In un’altra circostanza – aggiunge suor Tiziana - ho perso la pazienza con le ragazze dicendo: … adesso basta! Me ne vado!”. Juri mi ha dato una spinta non da poco”. “Ma come?! tu non ti sei consacrata a Dio per i più poveri, per gli ultimi, per i malati, per noi? …  e adesso te ne vuoi andare via? … e noi? …”. E con queste parole mi ha letteralmente smontata!   E quando gli dicevo: “Dai, Juri, adesso sei grande, non fare così…”, mi rispondeva: “Ma io sono piccolo dentro! …”.

… il dono della vita …

Compleanno di Juri
            Forse nessuno come Juri ha saputo ringraziare lungo tutta l’esistenza il Signore del dono della vita. Lo ha fatto in modo particolare, ogni anno, nella festa del suo compleanno, che era felice di condividere sempre con molti amici.
            Il 15 febbraio 2012, giorno del suo compleanno, Juri si sta aggravando. Nessuno ha il coraggio di fare festa. Però nel suo cuore c’è sempre il grazie: “Oggi ringrazio il Signore per il dono della vita. Sono contento e domani spero di esserlo ancora di più. Grandi cose ha fatto il Signore per me”.
            Juri è contento della vita anche nei momenti molto bui e ringrazia sempre il Signore.   
            Di ritorno dall’ospedale dopo l’inter-vento al cuore, per molti giorni, ha continuato a ripetere: “Nessuno può farmi del male, nessuno può togliermi la vita, nessuno mi può distruggere. La vita è sacra, me l’ha data Dio e guai a chi me la tocca…”.
            Lo diceva con affanno, con forza, con angoscia… Che abbia sentito da medici o infermieri qualche espressione da lui non condivisa: perché far nascere creature così? perché farle vivere? Era molto impressionato e ci impressionava.
            Anche quando alla televisione sentiva parlare di aborto, reagiva subito con forza e, battendo il pugno sul tavolo, diceva a voce alta: “La vita la dà il Signore e guai a coloro che la tolgono… perché devono fare violenza e prendersela con noi, poveri e piccoli?”.
            Durante le sue degenze ospedaliere, il papà gli stava vicino. Un giorno Juri gli ha proposto: “Diciamo il rosario?” “Non ne sono capace…”. “Allora lo dico io e tu preghi in silenzio con il cuore…”.
            Finito il rosario, Juri ha chiesto al papà di accompagnarlo vicino alla finestra tentando di affacciarsi e ha detto: “Faccio finta di essere il Papa che benedice tutti…”
            Quando è stato ricoverato in altra occasione all’ospedale, dopo non poca resistenza, si è convinto di firmare per l’intervento  e alla fine ha conquistato tutti. Prima di lasciare l’ospedale, ha chiamato dottori e infermieri attorno al suo letto per ringraziarli,  dicendo: “Quello che avete fatto a me, lo avete fatto a Gesù!”.                                            

… la vicinanza della famiglia...

Juri con la mamma Clara
               Durante l’ultima malattia, significativi sono i rapporti di Juri con i suoi familiari, in particolare con il papà e con il fratello Marco. Ripete con gioia: “Sono orgoglioso di mio fratello e di essere zio di due belle nipotine…”.  Intanto osserva la mimica del volto del fratello Marco… Juri gioisce, ma è rispettoso, non vuole ferire nessuno…
Juri con il papà
            Quando viene il papà o uno dei suoi parenti a trovarlo, per tutti ha solo una parola di ringraziamento… Al punto che, una delle ultime volte, mette in crisi il papà: “Perché mi ringrazi sempre, quando non ti ho mai portato niente?”. “Perché a me basta la tua presenza… grazie della tua presenza!  grazie che sei venuto…”.
            E quando viene Francesco, Juri gli dice: “Hai voluto tanto bene alla mia mamma Clara e vuoi bene anche a me... Le porti ancora i fiori al cimitero?”
            Ogni volta che Francesco veniva da Juri:, era solito portargli un dono, dicendo che era il regalo della mamma. Così avviene in occasione dell’ultimo compleanno. Al papà, Juri comunica tutto contento: “Sai che mamma Clara mi ha mandato un regalo per il mio compleanno?”.
            Il papà teme che Juri viva nel mondo dei suoi ricordi, perché la mamma Clara è deceduta alcuni anni or sono. Ma suor Tiziana lo rassicura: “Juri sta dicendo la verità, perché ogni volta che Francesco gli porta qualcosa, precisa sempre che il regalo glielo invia la  mamma”.
Juri con il fratello Marco
            E così prende l’occasione  per invitare Juri a raccontare al papà l’esperienza dell’unica settimana trascorsa a casa con la mamma: “La mamma a casa mi preparava dei buoni pranzetti, nonna Giulietta mi dava da bere l’orzata e Francesco mi faceva la doccia… Mi hanno portato anche  al Lago e mi hanno fatto una foto vicino alla macchina… Allora era molto bello stare con la mamma!”. Colpisce il fatto che Juri racconta tutto questo come se fosse sempre stato a casa …

… la visita degli amici …

Juri con Bicciolano e Bela Majìn
            Tante persone in stato di sofferenza si sono sentite attratte da Juri.  Suo fratello Marco testimonia: “Tutte le volte che vengo da Juri ritorno a casa più sereno, perché Juri contagia con la sua serenità”.
            E non capita solo a Marco, ma anche a tanti amici, che non vengono per consolare Juri, ma per confidarsi e ricevere consolazione. Ha una parola buona per tutti.  A  padre Alberto  un giorno dice: “Vivi bene la tua missione!”.
            A suor Tiziana confida: “E’ venuto il mio amico Angelo… Mi ha fatto pena. E’ molto preoccupato per la sua situazione familiare. Dobbiamo pregare per lui”.
            Il suo amico preside durante una visita  confida a Juri: “Tu sei grande, prega per la mia famiglia”.
            Juri benedice anche don Tonino e gli dice: “Salutami l’Arcivescovo”. Accoglie con gioia Gabriella e il marito, fa loro una grande festa, perché è da tempo che non li vede e li benedice... Accoglie benedicendo Ilde e Gianni e altri amici che vengono a visitarlo...
            Un giorno il medico sosta vicino al letto  di Juri e la sua amica Maria Rosa esce con questa espressione: “Dottore, guarda il mio bambino…”.  Il medico corregge: “No, Juri è un girasole!”.
            All’ultimo carnevale 2012, Juri si rende partecipe in carrozzella perché, a nome di tutti i suoi amici ospiti nel medesimo repar-to, vuole accogliere festoso come sempre  e come sa fare lui, il “Bicciolano” e la “Bela Majin” e fa onore a tutto il corteo intonando l’immancabile “Joebi de’ Cappussin”. Non manca la foto ricordo, con il delicato gesto della Bela Majin che lo copre con tutto il suo  manto.
            Per la festa dei clown, Juri non riesce più a scendere in sala. Tuttavia la sua camera è letteralmente tappezzata da palloncini, disposti con molta fantasia e creatività da Cristina. Senza di lui tutti dicono che non sembra festa!
            Gianni di Ivrea viene per trascorre un pomeriggio in compagnia di Juri, che lo accoglie festoso come sempre e si impegna con tutte le energie a cantare con lui. Forse nessuno ha incontrato Juri senza rimanere segna-to dalla  sua persona e dalla  sua vita.
            Padre Eugenio di Roma, ogni volta che veniva a Vercelli, non mancava di visitare Juri, che gli faceva grande festa. Con grande venerazione il padre si inginocchiava immancabilmente davanti a lui.
            L’atteggiamento di ognuno dei visita-tori ci ha aiutato a capire sempre più le  sue ricchezze.         
            Anche nei momenti di gravità, Juri mantiene viva la sua consueta attenzione agli altri: si accorge sempre particolarmente di chi è bisognoso di aiuto.
            Questa sensibilità si era già evidenziata quando frequentava la scuola elementare in Vercelli. Se la maestra non stava bene, Juri si alzava dal suo banco e andava ad abbracciarla. Poi, rivolto ai compagni, diceva: “Bambini, state zitti, perché la maestra non sta bene!”
            A quel tempo era  già proibito  far pregare i bambini in classe. Juri, al suo arrivo a scuola, chiedeva ai compagni se avessero già pregato… e poi si metteva lui a fare pregare tutti. Un maestro protestante, passando dal corridoio, faceva notare alla maestra: … no, signora, mi dispiace, non si può far pregare in classe. E la maestra, di rimando: … veramente non sono io… sono loro che vogliono pregare e io non posso impedirlo. Così, anche chi  non sapeva, imparava a pregare.


… l’ultima giornata terrena …

               Con il passare dei giorni, aggravandosi,  Juri pensa sempre di più al paradiso. Ha una preoccupazione, che confida alla sua tata e alla sua suora:  “Se vado in paradiso con la mia mamma ammalata, cosa posso fare io, così come sono, quando lei sta male?”         Lo rassicurano:  “In paradiso  non   ci
sono più malattie… stai tranquillo e sii con-tento di andare in  braccio alla tua mamma…”.
            Il 3 marzo, l’ultimo giorno, Juri  così si esprime: “E’ l’ora: è meglio che vado con la mia mamma…”.
Nel pomeriggio comunica al papà: “Ho mal di stomaco… ho paura di morire…”
            Naturalmente il papà scoppia a piangere. Nessuno pensa all’imminenza dell’ora. Juri invece lo sente…
            Verso sera subentra il vomito, tuttavia Juri comunica con la lucidità di sempre. Gli è vicino suor Tiziana. Dopo cena tornano le suore infermiere: “che fare? Dobbiamo por-tarlo all’ospedale?” E suor Tiziana aggiunge: “No, non è più il caso…”. “Tutte le terapie del caso le abbiamo già praticate… proviamo a fargli un buscopan… chissà che  riesca a riposarsi un po’…” Juri  chiede: “Che cos’è il buscopan?”.
            Vuole rendersi conto di tutto…  In una breve pausa dal vomito, si rivolge alla Madre e chiede: “Qual è il vangelo di oggi?”. “Oggi Gesù ci insegna ad amare tutti, tutti, proprio tutti, persino i nemici, perché lui vuole che noi siamo come il Padre suo, che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Gesù vuole che non abbiamo alcun nemico…”. “… ma io non ho nemici, io ho solo tanti, tanti, tanti amici…”. Detto questo, esclama: “… ho sonno, ho sonno! …”.
            Vuole chiudere gli occhi e nello stesso tempo si sforza di tenerli aperti per farci compagnia.  Gli diciamo: “No, Juri, non fare sforzi. Andiamo via noi, perché tu hai bisogno di dormire…”. Suor Tiziana gli chiede: “Lascio la luce accesa o la spengo?”. “No, no, spegnila pure…”. “Devo stare qui con te o posso allontanarmi?”.  “Vai pure, tanto so che tu mi senti”.
            Juri sa che, se lui sta male, suor Tiziana si accorge subito e corre. Per questo si sente al sicuro.

… l’amico dell’ultima ora …

Padre Brendan
               Padre Brendan di Dublino, presente fra le suore per il primo incontro pre-capitolare, chiede: “Avete intenzione di proseguire la causa di beatificazione dei vostri Fonda-tori? Avete iniziato qualcosa? avete intenzione di farli arrivare sugli altari?”. “Abbiamo tentato,  ma ci sono troppe  difficoltà…  ci sembra di non avere più le forze  per farlo… Abbiamo però l’intuizione che i nostri Fondatori vogliano cedere il passo a un loro figlio più piccolo…”. E così il discorso si concentra su Juri.
            E’ la prima volta che se ne parla con padre Brendan. Gli raccontiamo tutte le luci che hanno costellato i suoi ultimi giorni. Il padre ascolta incantato…
            Dopo cena  si diffonde la notizia dell’aggravarsi di Juri. Padre Brendan chiede di poterlo conoscere e si reca al suo letto. Si presenta dicendo: “Sono don Brendan, vengo dall’Irlanda, sono qui per un incontro con le suorela Madre mi ha parlato tanto di te durante la cena…”. Juri lo accoglie con gioia dicendogli: “Auguri… auguri… auguri...”. “Accetto proprio volentieri i tuoi auguri…”.
            Il padre rimane molto impressionato di questi auguri e ne parla l’indomani alle suore dell’incontro: “Buona domenica della trasfigurazione! Oggi abbiamo un nuovo protettore per il nostro raduno: il vostro grande amico Juri è partito questa mattina per il cielo. Affidiamo anche a lui il capitolo e i vostri lavori di preparazione... Ieri sera sono andato a trovarlo. Era evidentemente molto debole, però mi ha detto con forza: auguri… auguri… Questi auguri sono per noi oggi.  Anche lui, come battezzato, era un consacrato. Oggi se ne rende conto, più di prima, che già la vita di ogni cristiano è una vita consacrata, perché il battesimo è una consacrazione. Juri ha vissuto la sua vita consacrata anche per quello aspetto di croce che ha saputo portare così eroicamente. Oggi anche per noi è un modello di consacrazione.”

            Tornato a Dublino, manda con sollecitudine un significativo messaggio: “Il weekend scorso è stato un dono. Ho raccontato a tanti di Juri e tutti sono colpiti dalla sua testimonianza. Vorrei chiedervi: “se avete qualche scritto su di lui, mandate-melo...”.
            Gli rispondiamo subito: “abbiamo in animo di raccogliere sue testimonianze e foto fin dall’infanzia. Appena avremo qualcosa glielo invieremo. Intanto le possiamo mandare il suo ricordino e il giornale locale, che parla del trionfo del suo funerale”.
            Il 10 gennaio 2013,  viene diffusa la notizia ufficiale della nomina a vescovo di padre Brendan in Irlanda. Gli auguri di Juri sono stati una profezia per oggi…
Frei Hans e Nelson
            Appresa la notizia, anche Nelson un collaboratore di frei Hans nella “Fazenda da Espérança” in Brasile, che ben conosce Juri per aver fatto un video su di lui durante il suo ultimo soggiorno nella nostra casa, così ci ha scritto: “e' stata una sorpresa per noi quando abbiamo sentito che Juri è partito per il paradiso...  Spero che il video possa servire come testimonianza della grande  persona che è stato tra di noi questo uomo di Dio: Juri”.

 ... l’incontro …

            Durante la notte tra il sabato e la domenica 4 marzo,  Juri peggiora e pur disturbato dal vomito, è in continua preghiera:
“Signore aiutami… Signore, dammi la forza…”.
             Verso le 5 del mattino una sorella che lo visita, osserva che Juri sussurra: “Signore… Signore… Signore…” .
            E’ una preghiera, una invocazione, un sospiro… non un lamento. Una preghiera ripetuta all’infinito, sempre più in profondità, per il venir meno delle forze, finché la voce non si spegne in gola… E dopo alcuni minuti di silenzio… avviene il passaggio e l’incontro con il suo Signore!
            Sono le 6,15 del 4 marzo 2012. Il vangelo di questa domenica riporta il testo della trasfigurazione secondo Marco:  “... Questi è il Figlio mio, l’Amato!...”.
            Juri muore nella luce della trasfigurazione, nel mese in cui la lectio divina propone alla comunità e a tutti gli amici sparsi nel mondo proprio la Parola: “...Questi è il Figlio mio, l’Amato!...”.
            E’ immediato il richiamo alla domenica 15 gennaio, allorché Juri, ascoltando la Parola della chiamata, proclama con solennità:
“… e quando sarò arrivato, si dirà: “Questi è il mio figlio amato: Juri Gastaldo Brac!”.
            Osiamo dire con stupore che l’esperienza di Juri è qualcosa di reale… vera-mente questa Parola si è compiuta in lui!
            E’ altrettanto immediato il richiamo a Paolo VI, che ha tenuto sulle sue ginocchia il piccolo Juri di cinque anni, durante l’Anno Santo 1975 ed è partito anch’egli per il cielo nella Festa della Trasfigurazione.
             
"Questi è il Figlio mio, l'Amato" (Mc 9,7)
 “Grazie” ...

            Con gioia intima e nuova,Juri ci dice: “Oggi è la mia festa e ci siete tutti, Amici miei: vi voglio bene! Grazie!... Grazie anche a te, suor Tiziana: perché nell’ora della prova mi sei stata vicina come mamma e sicurezza”.
            Anche noi ti diciamo: “Grazie Juri! Da oggi tu sei diventato nostro fratello maggiore. Insegnaci a venire sempre alla tua scuola. Che il sogno da te coltivato negli ultimi giorni di vita terrena, possa avverarsi davvero nella Chiesa: la tua beatificazione!  Così tu sarai una fiamma per tutti, ora e sempre.        
            Noi tutti abbiamo molte cose da testimoniare di te ...


            Juri Gastaldo Brac nasce a Ivrea (Torino) il 15 febbraio 1970 “con grave idrocefalo congenito” e viene accolto nell’Istituto delle Figlie di sant’ Eusebio di Vercelli il 16 ottobre 1971.
           
            Frequenta la scuola materna dell’istituto, la scuola elementare Rosa Stampa e la Scuola Media Avogadro a Vercelli.
             
            Durante la seconda elementare, la classe di Juri, grazie alla sua presenza, riceve il “Premio della bontà” del giornale La Sesia.
           
            Dopo poco più di tre mesi di infermità, Juri parte per il cielo.
E’ la domenica 4 marzo 2012.

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